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a recente proposta di inserire i medici in formazione specialistica nelle attività assistenziali, in particolare in servizi particolarmente delicati e rischiosi come il Pronto Soccorso ed il 118, evidenzia ancora una volta la modalità “in emergenza” che orienta la scelta ed i provvedimenti in aree di cruciale importanza per la vita dei cittadini: la sanità e l’università. Nello specifico, scelte volte a ridurre la qualità della formazione dei giovani medici per utilizzarli come rimedio temporaneo e non tutelato alle carenze del sistema sanitario significa “de-qualificare i suddetti servizi” nonché ulteriormente screditare il valore culturale e sociale della professione medica in ambito pubblico.

Da tempo il mondo accademico rileva una sempre crescente difficoltà nella formazione relativa alle professioni sanitarie anche per la progressiva riduzione delle risorse destinate a garantire percorsi formativi omogenei nelle diverse realtà universitarie. La mancanza di una programmazione condivisa fra sistema formativo e sistema sanitario ha portato nel tempo a scelte basate poco sulla visione del futuro, anche prossimo, dei bisogni di salute della popolazione e molto sulle problematiche economico-finanziarie del momento. In questo scenario, la Geriatria rappresenta un chiaro esempio di come, a fronte di una modificazione epocale della composizione e delle esigenze della popolazione italiana che è andata progressivamente ma rapidamente invecchiando, non si siano valorizzate “competenze specialistiche appropriate” per coordinare gli snodi ospedale-territorio-residenzialità che rappresentano oggi i punti critici di un sistema che sta esplodendo perché continua ad offrire risposte vecchie a problemi nuovi. Non a caso le enormi difficoltà che oggi sono vissute nei Pronto Soccorso sono dovute non solo alla mancanza di personale ma anche al continuo assedio di richieste, spesso non appropriate per l’ospedale ma “essenziali o percepite vitali” per il paziente, di anziani che non trovano in altra sede una risposta concreta alle proprie esigenze di salute.

Il relativo modesto ampliamento del numero di contratti di formazione per le scuole di specializzazione di area medica non può sanare il divario che ogni anno si viene a creare fra numero di nuovi laureati e specializzazioni disponibili a cui vanno ad aggiungersi anche gli abbandoni di posti, non recuperabili in immediato, dei giovani medici che lasciano specializzazioni che non trovano consone alle proprie aspettative di vita e professionali.

Anche se i mali di questa situazione attuale vengono da lontano non è possibile assecondare soluzioni che non garantiscono ai giovani medici di arrivare alla conclusione di un percorso formativo che garantisca loro la possibilità di essere equiparabili agli altri specialisti in Europa. Soluzioni scorciatoia porterebbero inoltre l’Italia fuori dalle regole europee in materia di formazione post-laurea, penalizzando ulteriormente il sistema

Per questo, come Accademia di Geriatria, vogliamo sottolineare la necessità di un approccio strutturale che garantisca la formazione specialistica secondo la normativa europea, aumentando l’offerta formativa, anche con il supporto delle Regioni, in una Università integralmente inserita in una rete formativa qualificata, evitando  la creazione di canali paralleli di specializzazione “più o meno qualificante” né l’utilizzo improprio dei medici in formazione come forza lavoro che metta a rischio la sicurezza e la qualità del rapporto di relazione, fiducia e cura tra medico e assistito nel Servizio Sanitario.

Testo approvato dal Consiglio Direttivo dell’Accademia di Geriatria (di cui fanno parte Direttori di Scuole di Specializzazione in Geriatria) e da Medici in Formazione Specialistica in Geriatria.